Caritas Ravenna

Aumenta il lavoro povero. In Caritas sempre più persone con contratti a tempo indeterminato

Non solo precari. Alla Caritas ormai bussano persone con contratti regolari e a tempo indeterminato. A dirlo è Daniela Biondi, vicedirettrice della Caritas diocesana di Ravenna, e responsabile del centro di ascolto di piazza Duomo.

A volte non c’è un fattore scatenante. Non si arriva alla fine del mese

È un cambiamento d’epoca, a pensarci. Per decenni quel che faceva cadere nella povertà erano, certo i redditi bassi, ma soprattutto la precarietà, la mancanza di legami, divorzi e malattia e altri “fattori scatenanti”. Con l’aumento del costo della vita, invece, “basta” uno stipendio minimo legale per non avere reddito sufficiente a pagare l’affitto oppure il costo delle bollette, della sanità o il cibo per tutti i componenti della famiglia.

I settori più a rischio

I settori a rischio, spiega Daniela, sono quello turistico, i Servizi alla persona ma anche il commercio e l’agricoltura. “Oggi chi fa le camere negli alberghi, le oss, donne delle pulizie, prevalentemente impiegate in cooperative, chi lavora nella logistica, se è in affitto rischia di non farcela – racconta Daniela -. Anche 900 e 1200 euro di stipendio non bastano più. Per non parlare dei precari che quando vanno ‘sotto’ vengono a chiedere una mano, e sono tanti i mesi in cui succede. Il sussidio di disoccupazione certamente aiuta. Ma abbiamo anche molti redditi zero, con una percentuale bassa di invalidità, che non riescono a trovare un impiego e non hanno alcun tipo di sostegno da parte dello Stato. Gli assegni familiari, invece, soprattutto in presenza di più figli, possono fare la differenza”.

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