Caritas Ravenna

Ragazzi ucraini affascinati dai mosaici di Ravenna. Olha (Caritas Ukraine): “Il bello di questo viaggio è stato vedere i bambini tornare bambini”

Giornata ravennate mercoledì per i ragazzi ucraini di Poltava e Kiev ospiti, in questi giorni, delle Caritas di Ravenna, Faenza e Imola. Prima alcune attività alla Casa del dono, poi il pranzo alla mensa Caritas a Santa Teresa e infine la visita ai mosaici. Il racconto di Olha, responsabile di Caritas Ucraina che ha accompagnato i ragazzi.

Il racconto di Olha (Caritas Ukraine)

“Il bello di questi giorni è vedere i bambini tornare bambini: guardarli ridere senza paure, farsi nuovi amici, godersi il mare, vedere città, giovare, fare esperienza dell’ospitalità romagnola”. Per noi è scontato. Ma per chi arriva dall’Ucraina è aria. Lo spiega a Risveglio Olha Sytnik, responsabile di Caritas Ucraina che ha accompagnato i ragazzi di Poltava ospitati in questi giorni in Romagna dalle Caritas di Ravenna, Faenza e Imola.

Pranzo a Santa Teresa e pomeriggio tra i mosaici: la giornata dei ragazzi ucraini a Ravenna

Giorni di risate e spensieratezza, mare e dei mosaici di Ravenna. Dopo attività ricreative nella casa del Dono, mercoledì a pranzo, i ragazzi ucraini sono stati accolti alla mensa Caritas a Santa Teresa dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni e dalla direttrice Caritas, Daniela Biondi. per il pranzo e poi hanno visitato i mosaici delle basiliche di Ravenna. “Sono dei capolavori – dice Olha – non possono essere realmente percepiti dalle foto. I ragazzi erano affascinati dai dettagli dei mosaici e stupiti che queste opere d’arte siano sopravvissute per così tanto tempo. Per molti di loro è stato il primo incontro con questo patrimonio. Sono rimasti così colpiti che molti hanno acquistato piccoli mosaici o kit per realizzarli a casa, un tentativo di portare a casa un piccolo pezzo di queste meraviglie”.

Sorrisi che restano

“Dopo quello che hanno passato con la guerra – aggiunge – questi momenti di gioia, pace e sicurezza non hanno prezzo. I loro sorrisi e gli occhi che brillano resteranno il ricordo più bello di questi giorni”.

L’umanità, la cifra di questo viaggio

Cosa resterà, dunque, di questi giorni insieme? “Io credo che ricorderanno le persone che li hanno accolti con il cuore aperto, i loro nuovi amici, il mare, le avventure condivise, il gelato dopo un giorno caldo, la visita a città bellissime, e la sensazione di cura che ci avete trasmesso. Per molti di loro questo viaggio è un’occasione di dimenticare la guerra, anche solo per un po’, di sentirsi al sicuro e di sentirsi di nuovo bambini. Credo che queste sensazioni li accompagneranno per anni”. Un esempio: “Quello che mi ha colpito è l’atteggiamento delle persone che ci hanno accolto, la loro gentilezza, apertura e desiderio di aiutare. Anche nei dettagli, su ogni tipo di problema. In particolare, la dedizione dei volontari e delle persone anziane. Ieri c’erano due signore tra i 70 e gli 80 anni che ci hanno dedicato tempo ed energia. Mi hanno ricordato che l’attenzione agli altri non ha età. Quando alcuni ragazzi si sono scottati per il sole, ci hanno dato la crema, ancor prima che gliela chiedessimo: piccoli gesti che ti fanno sentire la cura. Mi ha stupito anche l’accoglienza delle comunità: volontari, famiglie, istituzioni, preti: ognuno ha scelto una strada diversa per aiutare i ragazzi e farsi sentire i benvenuti. L’umanità è l’aspetto che più ricorderò di questo viaggio”.

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