E’ Natale per tutti, per chi vive per strada, e per chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, per chi passa una domenica pomeriggio a servire a tavola chi è nelle difficoltà, per non mangia ma viene a godere del calore e della condivisione che si respira. Domenica a Santa Teresa il pranzo di Natale organizzato dalla Caritas e dalla Consulta del volontariato per le persone fragili. Per la prima volta dal 2020 le due realtà sono tornate a organizzare insieme questo momento di festa e condivisione animato da tantissimi volontari.
Amministratori e l’arcivescovo Lorenzo a servire ai tavoli. Pochi discorsi ufficiali e tanti “grazie”
Tutti vestono il grembiule, a partire dall’arcivescovo Lorenzo, l’assessore Francesca Impellizzeri, il presidente della Consiglio comunale di Ravenna, Daniele Perini, la direttrice della Caritas, Daniela Biondi e il direttore di Santa Teresa, don Alain Gonzalez Valdès. E servono ai tavoli, con la presidente della Consulta, Michela Guerra, conversando con le circa 150 persone presenti, invitate dalla Caritas e da altre realtà di aiuto della città. Poco spazio per i discorsi ufficiali, ci si limita a dire “grazie” a chi c’è e ai tanti volontari. Un modo per augurare Buon Natale e condividere il senso di quello che rappresenta: un Dio che si incarna nelle fragilità e delle difficoltà di tutti.
Lasagne e arrosto: il menù delle feste
Il menù è quello delle feste: antipasti misti e poi lasagne, anche di funghi per chi non mangia il maiale, e poi il vitello con le patate al forno. Non può mancare il dolce, panettone e mascarpone, come vuole la tradizione. E, terminato il pranzo, c’è la tombola per finire la festa con un po’ di doni inaspettati.
Ai tavoli tanti anziani e persone che lavorano. Aliud, il Natale è una telefonata a casa
Le storie di chi siede al tavolo sono varie come le giravolte della vita che possono portare in un centro d’ascolto Caritas. La maggioranza sono uomini, tanti gli anziani, e moltissimi hanno un lavoro, che non permette loro di sbarcare il lunario. C’è Aliud che viene dal Senegal, è arrivato quattro anni fa e vive con altre sei persone in appartamento. Per lui il natale sarà una telefonata alla sua mamma e a suo fratello che sono lontani. Ma “un po’ di chiacchiere fanno bene”, per iniziare. C’è chi, al contrario, tira su il cappuccio e non vuole fare conversazione, chiuso nelle fatiche della sua vita. E poi c’è Maria, qui a Santa Teresa con i suoi nipoti, Matteo e Michele. I genitori si sono separati, quattro anni fa, e il giudice per due anni li ha affidati a loro. Sono tornati nel turbine della vita di chi ha figli piccoli, con il figlio che nel frattempo ha perso il lavoro per il Covid ed è tornato a vivere da loro. E tutti che tentano di barcamenarsi con la pensione minima del marito di Maria. Ma esserci, qui, è importante: si stacca la spina, “è importante avere relazioni. Non mi piace però chi lascia lì le cose. Non le paghiamo ma dietro c’è tanto impegno. Questa per noi è una vera festa: siamo venuto anche l’anno scorso, è fatto per i bambini”.
Tantissimi volontari, tra loro anche una squadra della Compagnia dell’Albero e Matteo e il piccolo Francesco
I volontari sono talmente tanti che si fatica a passare tra i tavoli. Tra essi i clown delle associazioni della Consulta, e anche Gianluca della Compagnia dell’Albero, qui a Santa Teresa, con altri 16 suoi compagni di squadra e l’allenatore. “L’anno scorso siamo venuti qui con il mister con altri gruppi di ragazzi e abbiamo voluto riproporlo. Quando ho scritto un messaggio nel gruppo dei genitori hanno subito aderito. E’ molto bello. Noi non siamo qui per creare campioni ma per dare la possibilità di giocare a calcio. E questa esperienza insegna l’umiltà, questa esperienza dà a tutti la consapevolezza di essere fortunati. Siamo qui per dar loro dei principi positivi”. A servire ci sono anche Matteo e Francesco, non più di anni: “E’ un’esperienza unica, è lui che è voluto venire – spiega Matteo -. Siamo venuti l’anno scorso ed è voluto tornare. Toccare con mano le persone che soffrono e dar loro un po’ di sollievo, è una cosa che ha sentito. Per me il valore educativo sta nel mostrare le cose come stanno. Internet, il telefonino illudono che le cose cambino con un clic, ma non è così”. “Mi piace e basta”, taglia corto lo stesso Francesco. Ed è così preso che quando gli hanno offerto una porzione di lasagna nel pieno del servizio (e a Francesco piacciono le lasagne), ha detto: “No, ora devo lavorare”.

